La Storia Secondo Andrea W. Castellanza

In parte per conoscenza e in parte per gioco, abbiamo voluto fare ai collaboratori di IStoria cinque domande che riguardassero il loro mondo e i loro interessi. Scoprite insieme a noi le loro risposte, potrà essere un modo per approfondire ancor di più il loro modo di diffondere la storia e magari scoprire tante piccole curiosità.


Il primo è Andrea Castellanza, che ci racconta la storia tramite i suoi podcast e le sue narrazioni:


1.

io e Bistory

Bistory nasce come un progetto narrativo in podcast alla base di un altro progetto più grande che è la NWFactory: un gruppo di persone con una lunga esperienza (nonostante alcune di loro siano molto giovani) in ambito radiofonico, musicale e narrativo, che stanno cimentandosi con me nella costruzione di una vera e propria fucina di creazione di podcast, prevalentemente culturali e narrativi, ma anche dedicati alle aziende e ai brand. I podcast, cioè contenuti audio non strettamente radiofonici che possono essere ascoltati quando, dove e come si vuole, stanno letteralmente esplodendo nel mondo, e i prodotti, più o meno di fiction, inerenti la storia sono numerosi e ascoltatissimi. Bistory nasce così, tra la passione per il passato e la voglia di raccontare in maniera immersiva, tridimensionale, come piace dire a noi: voce, storie, musiche e atmosfere fanno fare veramente un viaggio nel tempo in cuffia. SI parla di uomini e donne che hanno segnato il nostro passato, spesso con un finale tragico, e che il più delle volte sono entrati nell’oblio della mitografia e dei programmi scolastici, oppure di personaggi di cui non si conosce il “lato B”, il lato nascosto o meno popolare, che noi andiamoa d analizzare con una specie di bisturi storiografico-narrativo. Ecco da dove nasce il gioco di parole del titolo.

Per parte mia mi occupo di multimedialità e ipermedialità da sempre: spettacoli dal vivo, cinema e video, audio e parola scritta sono il mio lavoro, che sviluppo con grande piacere anche a livello formativo, tra istituti scolastici e accademici. La cultura e la storia sono insomma passioni e professione, nel caso di Bistory i due elementi si sono fusi perfettamente, visto lo straordinario successo del podcast, arrivato a 700.000 download con solo una trentina di puntate.


2. Divulgazione storica in italia

La divulgazione e specialmente quella storica non ha buona fama negli ambienti accademici, forse perché è particolarmente difficile farla conservando l’aspetto di piacevolezza che la rende efficace e l’accuratezza storiografica. Per molto tempo la divulgazione è stata soprattutto televisiva, ma da qualche decennio anche il mondo accademico si è interessato alla “public history”: alla storia che si racconta ad un pubblico più vasto e che potenzialmente è più istruito e affamato di conoscenza rispetto al passato. In Italia si ha solitamente una impressione negativa del pubblico “generalista” che sembra interessato solo alla trash television, non legge più e scarica le sue frustrazioni nei flames di Facebook, e invece ci ritroviamo a sorpresa con Alessandro Barbero, un professore di storia medievale, che è una specie di rockstar, con 50.000 persone che in un giorno firmano una petizione per non cancellare Rai Storia, con milioni di copie di romanzi storici venduti in una nuova passione collettiva, a popolarissimi influencer coinvolti nella pubblicizzazione dei musei. Forse ci si è finalmente accorti che le persone sono meglio ed hanno interessi migliori di quello che loro stesse pensano di avere. Siamo meglio di come ci dipingono! In fondo anche Bistory, coi suoi buoni numeri, contribuisce a questo nuovo trend di appassionati nemmeno tanto nascosti. www.nwfactory.media www.spreaker.com/show/bistory

Sul podcast come strumento di divulgazione e di diffusione di brand museali e culturali, abbiamo scritto un libro collettivo a cura di Chiara Boracchi, in cui personalmente mi sono occupato di forme narrative per la divulgazione in podcast:

BRANDED PODCAST: DAL RACCONTO ALLA PROMOZIONE COME "DARE VOCE" AD AZIENDE E ISTITUZIONI CULTURALI edito da Flaccovio Editore

3. Cosa è la storia per me

Per me la Storia non esiste, per me esiste solo il racconto dell’incredibile viaggio dell’umanità, è lì che mi sento a mio agio, che divento curioso, che darei tutto per avere una macchina del tempo. E’ evidente che per fare in modo che questo racconto sia corretto, reale, non immaginario, serve una profonda ricerca scientifica, che ci rivela il passato. La storia, intesa come un elenco di avvenimenti e date, come è avvenuta si è dissolta nel passato, la Storia invece, intesa come la narrazione di come tutti gli uomini hanno vissuto, agito o si sono emozionati, dal contadino medioevale a Napoleone, è viva nella nostra carne, anche se non ce ne accorgiamo. Tutto è nascosto in noi anche se non lo studiamo o ce ne siamo dimenticati, basta soffiare sulla polvere che lo ricopre. Poi i grandi personaggi hanno sicuramente un eterno fascino e Bistory utilizza a piene mani questo carisma che fluttua nel tempo, tuttavia quello che ci piace è che l’ascoltatore si senta immerso in un ambiente, in una mentalità, senza essere Napoleone, ma come se virtualmente fosse lì seduto vicino a lui, tra i suoi soldati…



4. Epoche preferite

Amo particolarmente l’Ottocento, soprattutto italiano, momento di cambiamento e di speranze ideali fortissime, nazione inesistente in cui da Cuneo a Napoli si attraversavano sette frontiere statali. Spesso mi chiedo, nel continuo autolesionismo italiano, dove la critica è sempre profonda e la poca stima di noi stessi naturale, cosa direbbero di noi oggi i giovani milanesi sulle barricate delle cinque giornate del 1848, che sognavano di essere Italiani. Sarebbero increduli pensando a dove siamo arrivati, anche con tutte le difficoltà contemporanee. Sognavano forse proprio di essere come noi, ma sicuramente un pochino più ottimisti. Dovrebbe inorgoglirci.

Amo anche quella che viene chiamata “Geografia storica”, che poi si riassume nel racconto della visione del mondo nella storia e particolarmente in come il mondo è cambiato dal XV secolo con tutti i grandi viaggi e gli incontri (spesso cruenti e drammatici) con le popolazioni native. Oggi è un grande tema di correttezza politica, ma non bisogna perdere di vista la straordinarietà che alcuni avvenimenti hanno avuto sul mondo nella sua globalità. Quelle che abbiamo sempre chiamato “grandi scoperte” le possiamo chiamare “grande mobilità e incontri”, ma rimangono per me affascinanti viaggi, anche per le sofferenze di uomini che stavano in mare anni in condizioni tremende e che arrivati a destinazione, si incontravamo con popolazioni destinate ad altrettanto tremende vicende. Quando al supermercato vedo un perfetto e maturo mango a 3 euro, mi viene da sorridere. In quell’involucro di polistirolo a un prezzo in fondo minimo, c’è una storia incredibile da raccontare, che ha più di 500 anni.



5. Personaggi storici preferiti

Voglio essere volutamente banale. In Bistory raccontiamo personaggi poco conosciuti ed invece qui voglio indicare due personaggi “mainstream” conosciuti da tutti, ma che contrassegnano le mie due epoche preferite e su cui spesso si hanno conoscenze sommarie e, sinceramente, piuttosto oleografiche. Il primo è Giuseppe Garibaldi: un uomo straordinariamente idealista, oltre ogni possibile ragione. Forse avventato, forse sopra le righe, mai calcolatore. Provate a cercare sue notizie mentre comanda la marina a Montevideo o confeziona candele di sego a New York nella povera casetta del suo amico Antonio Meucci, inventore del telefono, entrambi in disgrazia… Il generale della spedizione dei Mille, mitizzato da pagine e pagine di testi scolastici, diventa più umano e ci racconta come erano gli uomini dell’Ottocento, che pensiamo spesso ed erroneamente statici e chiusi nel loro mondo rurale o microcittadino. Garibaldi era un viaggiatore, un vero scommettitore della Storia.

L’altro personaggio è Cristoforo Colombo, oggi al limite della denigrazione. Un eroe, forse, per caso. Le peripezie che ebbe nella seconda parte della sua vita, sembrano per certi versi simili al disconoscimento del suo valore nel furore iconoclasta attuale. Eppure, al suo tempo, ciò che fece fu straordinario, anche se inaspettato: lanciarsi senza rete in una avventura destinata all’insuccesso, convincendo a fatica ciurme in rivolta e sopportando inenarrabili razionamenti, fino a quella spiaggia di Hispaniola, che ha modificato la storia del mondo.