La Guerra dei Sette Anni nell'Arte


La Guerra dei Sette Anni si svolse tra il 1756 e il 1763 e coinvolse le principali potenze europee dell'epoca.

Gli opposti schieramenti vedevano da un lato l'alleanza composta da Regno di Gran Bretagna, Regno di Prussia, Elettorato di Hannover, altri Stati minori della Germania nord-occidentale e, dal 1762, il Regno del Portogallo, dall'altro lato la coalizione composta da Regno di Francia, Monarchia asburgica, Sacro Romano Impero (principalmente l'Elettorato di Sassonia, mentre il coinvolgimento degli altri Stati dell'impero fu minimo), Impero russo, Svezia e, dal 1762, Spagna. Francesi e britannici fecero anche ricorso a svariati alleati locali tra le popolazioni native dell'India e dell'America settentrionale.


Molti artisti hanno voluto rappresentare i fatti e i personaggi protagonisti di questa vicenda, oggi in particolare vi proponiamo i dipinti del nostro collaboratore Giuseppe Rava, in troviamo rappresentati alcuni avvenimenti della Guerra dei Sette Anni:la Battaglia di Leuthen (1757) e di Minden (1759).




Curiosità sulla Guerra dei Sette Anni


L'estensione mondiale e la varietà della guerra hanno portato a una diversificazione della terminologia utilizzata per indicarla.

All'interno del conflitto la storiografia anglosassone distingue gli scontri avvenuti nella penisola indiana, legati ad altri avvenuti in precedenza nello stesso secolo, chiamandoli "terza guerra carnatica" o "terza guerra del Carnatico" (in inglese Third Carnatic War, in francese Troisième guerre carnatique) dal nome della regione indiana del Carnatic o Carnatico dove avvennero i principali combattimenti tra francesi e britannici. La stessa storiografia, e in particolare quella statunitense, usa denominare "guerra franco-indiana" (in inglese French and Indian War) gli scontri avvenuti in Nordamerica, che iniziarono un paio d'anni prima dell'avvio delle operazioni belliche nel teatro europeo;nelle regioni del Canada francofono la guerra dei sette anni è invece nota come "guerra della conquista" (in francese guerre de la Conquête), visto che il conflitto segnò il passaggio di quelle regioni dal dominio della Francia a quello della Gran Bretagna.

Nella storiografia di lingua tedesca la lotta tra Prussia, Austria e Russia (con interventi di Francia e alleati tedeschi delle due parti), in ragione del legame di continuità con la conquista della Slesia nella precedente guerra di successione austriaca, viene denominata "terza guerra slesiana" (in tedesco Dritte Schlesische Krieg); la storiografia svedese denomina invece gli scontri tra Svezia e Prussia come "guerra di Pomerania" (in svedese Pommerska kriget), in quanto confinati alla sola regione della Pomerania. La guerra tra Portogallo (sostenuto dalla Gran Bretagna) e Spagna (sostenuta dalla Francia) nel 1762-1763 è nota con l'espressione (tanto portoghese che spagnola) di Guerra Fantástica, in ragione del fatto che il piccolo e poco armato Portogallo seppe tenere testa e sconfiggere le poderose armate messe in campo dai franco-spagnoli.


Antefatti della Guerra dei Sette Anni


La prima metà del XVIII secolo si era conclusa con il trattato di Aquisgrana (o di Aix-la-Chapelle, dal toponimo francese), sottoscritto il 18 ottobre 1748 tra tutte le maggiori potenze d'Europa. Esso aveva messo fine alla lunga guerra di successione austriaca. Gli accordi avevano sostanzialmente premiato la Prussia e i Savoia, oltre ad aver restituito il Ducato di Parma e Piacenza alla sua erede legittima.

Federico II vedeva infatti confermato il possesso della Slesia a danno dell'Austria, mentre Carlo Emanuele III di Savoia, re di Sardegna, otteneva l'alto novarese, Vigevano e Voghera. Elisabetta Farnese, vedova da tre anni di Re Filippo di Spagna, si era vista riconoscere i propri diritti ereditari sul Ducato di Parma e Piacenza, che ebbe a riassegnare, a sua volta, al proprio figlio secondogenito, don Felipe, dando origine in tal modo alla quarta dinastia Borbone in Europa: i Borbone di Parma.

Solo il riassetto geo-politico degli Stati italiani aveva soddisfatto i plenipotenziari firmatari del trattato di pace, ponendo le premesse per una stabilità della penisola che si protrarrà fino all'intervento napoleonico nel 1796. Su altre questioni le varie potenze manifestavano invece un generalizzato stato di insoddisfazione. In particolare Maria Teresa d'Asburgo, anche per l'insistenza dell'alleato britannico ad ottenere la pace, in cambio di notevoli perdite territoriali aveva ottenuto solo il riconoscimento dell'elezione imperiale di Francesco I di Lorena e una riconferma della "Prammatica Sanzione", già oggetto di trattati precedenti.

I motivi di attrito tra Francia e Gran Bretagna e tra Austria e Prussia erano evidenti e incolmabili e non tardarono quindi a sfociare in guerra aperta.


Gli Eserciti nella Guerra dei Sette Anni


Il moschetto ad acciarino era l'arma standard della fanteria del XVIII secolo. Le tattiche adottate nel suo utilizzo dipendevano dalla gittata utile, limitata a 2-300 passi, e dalla maggior rapidità di fuoco che permetteva rispetto alle armi precedenti. In tempi in cui la rapidità di tiro era qualità assai più apprezzata della precisione, i reparti prussiani e inglesi in formazione di linea erano in grado di sparare anche 4 colpi al minuto, i reparti d'élite prussiani arrivavano a 6. L'efficacia dei colpi era comunque relativamente scarsa e la possibilità di cilecca nell'ordine del 10%. Il riscaldamento della canna e la sporcizia accumulata rendevano piuttosto brevi gli scambi a fuoco. Inoltre la lunghezza e il peso dell'arma portavano facilmente ad inclinazioni errate e a colpi corti e bassi. Per raggiungere un volume di fuoco sufficiente e massimizzarne l'efficacia, sia materiale che psicologica, era quindi necessario tenere i ranghi compatti e coordinare la salva, per scompaginare rapidamente le file nemiche.

La formazione di tiro consisteva in file, da 2, 3 o 4 ranghi, che potevano estendersi per chilometri: a Leuthen il fronte austriaco era di oltre 7 km. La formazione in linea rendeva inoltre la fanteria meno vulnerabile all'artiglieria. I reparti procedevano incolonnati verso il nemico, ad una certa distanza si spiegavano in linea e cominciavano una lenta avanzata verso il nemico, frammista da salve, allo scopo di scompaginare le file nemiche per poi eventualmente attaccarle alla baionetta. Ovviamente il terreno influiva grandemente: a Kunersdorf ad esempio impose ai prussiani di mantenere un fronte molto ridotto, cosa che facilitò il lavoro dell'artiglieria russa.[20]

Tali complesse manovre esigevano disciplina ed esercizio: un reparto che veniva attaccato mentre era incolonnato o ancora in fase di spiegamento poteva subire perdite gravissime, come successe a Rossbach. Era inoltre chiaro che la coordinazione richiesta diminuiva rapidamente sotto il fuoco nemico e col proseguire dell'azione.








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