Battaglia delle Ardenne nella Pittura

Prosegue il percorso di IStoria alla scoperta dei tanti modi di vivere fatti e personaggi storici. Dopo avervi mostrato come la battaglia delle Ardenne è stata raccontata attraverso una serie televisiva, oggi vediamo come è anche possibile viverla tramite la pittura.



Ad accompagnarci ci sono gli splendidi dipinti a mano di Giuseppe Rava, nostro collaboratore, che con le sue opere ha reso al meglio i terribili scontri nelle foreste innevate di quel dicembre 1944.

Dipinti che rappresentano alcune delle fasi più concitate, che ricordiamo non si limitarono a scontri tra truppe tedesche e le sole truppe paracadutiste americane della 82° e 101° Divisione aviotrasportata viste in Band Of Brothers e nel precedente articolo.


I PIANI TEDESCHI


Citando proprio il Cancelliere del Reich Adolf Hitler: «Nella storia mondiale non ci sono mai state coalizioni composte da elementi così eterogenei e con obiettivi così divergenti come quella dei nostri avversari... può accadere in qualsiasi momento che questo fronte tenuto insieme artificiosamente crolli improvvisamente con un enorme frastuono.»


Da queste premesse deriva la creazione del progetto offensivo più ambizioso e decisivo della fine della Seconda Guerra Mondiale, non soltanto a causa dei suoi tratti di megalomania e irrazionalità ma anche per la necessità di ottenere una vittoria completa contro gli Alleati, per evitare la disfatta della Germania e il crollo del nazismo di fronte ai suoi nemici. Una vittoria locale avrebbe solo rinviato l'inevitabile sconfitta. Di conseguenza altri progetti minori scaturiti dalla pianificazione dell'OB West (il comando supremo a ovest) del feldmaresciallo Gerd von Rundstedt (già screditato dai fallimenti durante i piani in risposta all'invasione della Normandia) o del Gruppo d'armate B (generale Walter Model), come la cosiddetta kleine Lösung ("piccola soluzione") che prevedeva un attacco a tenaglia contro la 1ª Armata statunitense del tenente generale Courtney Hodges, furono immediatamente scartati da Hitler.



Desiderio di Hitler fu quello di ripetere col piano delle Ardenne le grandi vittorie di inizio guerra. Una nuova avanzata in profondità dei panzer, questa volta d'inverno, una sanguinosa sconfitta inflitta agli statunitensi (considerati da Hitler una massa amorfa di soldati dilettanti dal fragile morale) e un secondo accerchiamento dei britannici in Belgio, che avrebbero condotto, nella sua visione, non solo a decisivi successi militari, ma forse anche alla caduta del governo Churchill e a un ritorno di stanchezza e disillusione statunitense di fronte al prolungarsi della guerra.


Secondo i piani di Hitler, l'intero 21º gruppo d'armate del maresciallo Montgomery e due delle tre armate del 12º gruppo del generale Omar Bradley (1ª Armata del generale Hodges e 9ª Armata del generale William Simpson) sarebbero state isolate e poi distrutte capovolgendo il rapporto di forze sul fronte occidentale e permettendo alla Germania di guadagnare tempo per sviluppare altre Wunderwaffen (le cosiddette armi segrete della propaganda hitleriana) e per ristabilire la situazione sul precario fronte orientale con opportuni trasferimenti di truppe.

Poiché il territorio era montagnoso e coperto da foreste, e quindi apparentemente poco adatto per un attacco corazzato in forze, Hitler contava su un decisivo effetto di sorpresa per ottenere alcuni clamorosi successi iniziali, che avrebbero dovuto creare il caos nella lenta e macchinosa catena di comando alleato e scuotere il debole (secondo Hitler) morale delle truppe statunitensi.




Indubbiamente le truppe scelte tedesche, specialmente le Waffen-SS, furono anche troppo pronte a mettere in pratica sul terreno le concezioni hitleriane a favore di un'offensiva rapida e vigorosa, diretta anche a scuotere il morale alleato con l'uso di mezzi terroristici di condotta bellica. Tipica in questo senso la veloce avanzata del colonnello Joachim Peiper, che effettivamente seminò in un primo momento il panico sul terreno e nei comandi statunitensi. Numerosi furono gli episodi brutali contro civili belgi e soldati statunitensi catturati, che nelle aspettative di Hitler avrebbero dovuto costituire il modello della condotta offensiva tedesca nelle Ardenne.





La confusione iniziale tra gli statunitensi fu accresciuta anche dall'azione di piccoli gruppi di commando tedeschi travestiti da statunitensi ed equipaggiati con armi e mezzi alleati (denominata operazione Greif e coordinata dal famoso colonnello Otto Skorzeny) che, interrompendo le comunicazioni, alterando la segnaletica stradale e compiendo azioni di sabotaggio di ogni genere, provocarono ritardi e difficoltà nei trasporti di truppe e un clima di insicurezza tra i soldati alleati. Per alcuni giorni i comandi alleati mostrarono una certa confusione, vennero prese eccezionali misure di sicurezza e si temette per possibili attentati alla vita anche del generale Eisenhower.

In realtà solo una parte del piano di infiltrazione e sabotaggi ottenne qualche successo e, anche se la maggior parte dei soldati tedeschi travestiti scamparono alla cattura, i risultati furono limitati; inoltre altre operazioni diversive e alcuni lanci di paracadutisti fallirono completamente. In particolare la cosiddetta operazione Stösser, condotta dai paracadutisti del tenente colonnello Frederich August Freiherr von der Heydte alle spalle del settore di Elsenborn che in un primo tempo allarmò al massimo le retrovie alleate fino a Parigi, si concluse, a causa di errori nei lanci e dell'inesperienza delle truppe, con un disastro e lo stesso comandante cadde prigioniero.


Quali furono i piani Alleati, e come si svolse lo scontro? Continuate a seguirci per scoprirlo attraverso l'utilizzo dei più svariati modi per vivere in modo personalizzato la storia.





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