Battaglia delle Ardenne nei libri


Nelle scorse settimane abbiamo scoperto come poter vivere l'Offensiva delle Ardenne attraverso la televisione, la pittura e il mondo del wargame. Oggi IStoria vi racconta la battaglia con l'aiuto di Giovanni Melappioni, grazie al quale ci è possibile immergerci nella Seconda Guerra Mondiale tramite la LETTURA.



Pubblicato nel 2011 L'Ultima Offensiva (Lulu editore), racconta la partita decisiva tra le forze Alleate, ormai sicure della vittoria contro il Reich, e l'esercito tedesco, respinto ma non ancora schiacciato e pronto a una nuova, tremenda offensiva che potrebbe capovolgere le sorti del secondo conflitto mondiale. Citando l'autore “L'ultima offensiva” non è solo una storia di guerra, ma è prima di tutto una storia di uomini che sperimentano la propria natura belluina, capaci di compiere atti atroci ma anche insospettabili gesti di pietà. Per questo nel suo romanzo Giovanni Melappioni, come abbiamo già visto in Band of Brothers, si concentra sui sentimenti degli uomini che quella guerra l'hanno vissuta sulla loro pelle.


“L'ultima offensiva” è cura nei dettagli dal punto di vista storico/bellico, ma soprattutto nel voler comunicare al lettore l'orrore della guerra.


Orrori che visserò i partecipanti di quella che fu la più grande (in termini di uomini impiegati) e più costosa battaglia combattuta dall'esercito statunitense nella seconda guerra mondiale, che si concluse alla fine di gennaio 1945 con un'indubbia vittoria alleata, anche se non mancarono diatribe e risentimenti tra i generali per la prudente condotta della controffensiva e per il mancato accerchiamento dei tedeschi. Le perdite subite per respingere l'offensiva tedesca e riguadagnare il terreno perduto furono comunque pesanti, paradossalmente maggiori in gennaio durante i logoranti combattimenti offensivi contro un nemico tenace (oltre 42 000 morti, feriti e dispersi) che nelle prime due drammatiche settimane dell'avanzata tedesca (circa 39 000 perdite, tra cui però oltre 16 000 prigionieri).


Il successo finale alleato fu dovuto in gran parte alla netta superiorità complessiva delle loro forze rispetto al nemico, alla capacità di Eisenhower e altri generali statunitensi di mobilitare prontamente le riserve ed effettuare con notevole rapidità, grazie alla grande disponibilità di mezzi, gli opportuni rischieramenti di truppe, ma anche alla qualità dimostrate dal soldato statunitense che, nonostante alcuni dolorosi cedimenti e dure sconfitte iniziali, si riprese bene dalla sorpresa e combatté con coraggio anche in situazione di inferiorità, sorprendendo per la propria saldezza morale i comandi tedeschi.




L'esercito tedesco nelle Ardenne diede un'ultima dimostrazione, durante la prima settimana di offensiva, di capacità bellica, e ottenne inattesi successi, infliggendo alcune pesanti sconfitte alle forze di prima linea statunitensi; la limitatezza delle risorse in confronto al nemico, le carenze di rifornimenti e carburante che imposero di contare anche sull'utilizzo di eventuali depositi alleati catturati, e le difficoltà del terreno boscoso e delle scarse vie di comunicazione, resero peraltro impossibile ottenere il successo strategico decisivo ipotizzato da Hitler. Anche alcuni errori tattici del comando tedesco minarono le possibilità di vittoria finale: in particolare la mancata rapida conquista di alcuni nodi di comunicazione fondamentali, il tardivo trasferimento delle riserve alla 5. Panzerarmee che avrebbe permesso di sfruttarne i successi, l'eccessiva importanza assegnata alle divisioni Waffen-SS della 6. Panzerarmee, e la rigida adesione ai piani che fece perdere alcune ottime opportunità tattiche per sconfiggere almeno una parte delle forze statunitensi.

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